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Il castello di San Michele sorge sull’omonimo colle a difesa del territorio nord-occidentale di Cagliari, ed affonda le sue origini nel periodo bizantino (X secolo), quando se ne commissionò la costruzione a difesa di Santa Igia, capitale del Giudicato di Cagliari, sul sito dove la tradizione popolare vuole vi fosse eretto un preesistente oratorio dedicato all’Arcangelo Gabriele, i cui resti sono stati riportati alla luce, in occasione dei recenti scavi archeologici
Nel 1327, subito dopo la conquista della città sarda per mano dei catalani, la fortezza venne data in concessione al nobile Berengario Carroz, signore del Valenzano, cui successe, appena dopo la caduta del Giudicato d’Arborea, il conte Giacomo Carroz, al quale si deve la trasformazione della struttura fortificata in una lussuosa residenza estiva
Ultimo membro della famiglia Carroz, nonché ultima abitante del castello, fu la contessa Violante, alla cui morte nel 1511, lo stesso venne incamerato tra i beni della Corona spagnola.
Nel 1652, in occasione dello scoppio della peste di Sant'Efisio, la fortezza venne utilizzata come lazzaretto, e subito dopo abbandonata al suo destino, fino al 1792, anno dell’invasione francese e della sua conseguente fortificazione per scopi difensivi.
Dopo il lungo periodo storico compreso tra il 1820 e il 1848, durante il quale fu occupato dalla sede della caserma degli invalidi, il castello cessò definitivamente ogni funzione militare così come stabilito da un decreto del 25 Aprile 1867.
Al 1895 risale l’acquisto della fortezza da parte di Marchese Roberto di San Tommaso, committente nell’anno seguente dei lavori di restauro ad opera dell’architetto Dionigi Scano, e dell’intervento di rimboschimento con pini d’Aleppo.
Dichiarato Monumento Nazionale, il castello di San Michele, ospita attualmente uno spazio per mostre, conferenze ed altre iniziative culturali.
Recenti sono le trasformazioni strutturali degli ambienti interni chiaramente evidenti nell’utilizzo di acciaio e policarbonato; nonostante ciò, dell’originaria fortezza si conservano le tre torri collegate tra loro da una cinta muraria alta circa 6 metri, intorno alla quale si apre un profondo fossato, munito tra il 1715 e il 1716 di cannoni a difesa dell’impianto dagli attacchi dei francesi.
Delle tre torri, quella a sud-est di forma rettangolare, è denominata torre “maestra”, a seguito della sua duplice funzione di controllo sia interno che esterno; al suo interno è tuttora visibile una cisterna, anticamente utilizzata come raccolta acqua piovana è convoglio della stessa alle altre torri.
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