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L’ex caserma San Carlo situata nello storico quartiere Castello a Cagliari, con ingresso lungo Via Santa Croce, fu costruita in epoca sabauda, precisamente nel 1738, su commissione del viceré Carlo di Rivarolo, e intitolata a San Carlo in onore di Carlo Emanuele III di Savoia, l’allora sovrano.
Realizzata per alloggiarvi il reparto di artiglieria dei Dragoni di Sardegna, la struttura è ancora oggi erroneamente denominata Ghetto degli Ebrei, comunità ebraica di origini iberiche stanziatasi già a partire dal XIII secolo nell’area compresa tra Via Santa Croce e Via Stretta, rigorosamente di fronte alla porta in questione.
Progettato dagli ingegneri militari Felice de Vincenti e Augusto della Vallée, l’edificio fino alla fine dell’Ottocento arrivò ad ospitare quasi 350 uomini e 40 cavalli, essendo dotata di uffici dell'Intendenza, di alloggi per i veterani, di magazzini del genio e di scuderie per i carabinieri.
A partire dalla fine del XIX secolo, la struttura perse la sua originaria funzione militare, per essere acquistata dai privati, trasformata in un ghetto, e resa abitativa per numerose famiglie ridotte in uno stato di assoluta miseria.
Al degrado che inevitabilmente scaturì, si affiancarono i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che arrecarono ingenti danni alla struttura.
Al 2000 risale l’ultimazione dei lavori di restauro, grazie ai quali l’ex Caserma ha potuto ospitare il centro culturale noto come il "Ghetto degli Ebrei", impiegato per allestirvi mostre ed organizzarvi convegni.
Dal 2002 l’impianto dell’ex Caserma San Carlo accoglie la sede del Museo delle torri e dei castelli di Sardegna, dov’è esposta la collezione "Monagheddu - Cannas", formata da diciannove modelli in scala di altrettanti edifici storici della regione, riguardanti in particolare fortificazioni di ogni genere.
Oltrepassato l’ingresso originario contraddistinto dai ruderi dell’antica porta di accesso all’ex Caserma decorata da un’epigrafe, che recita così:”Carolvs Emanvel Sardiniae Rex Optimvs
Caroli Marchionis Rivarol Proregis Cvra Stationem Hanc Militvm Solatio Positam Divi Caroli Titvlo Sapienter Ornavit Anno Domini MDCCXXXVIII”, si accede al centro culturale del Ghetto i cui ambienti interni sono stati convenzionalmente così chiamate: la sala delle Mura; la sala della Ciambella; la sala della Corona; la sala dell’Arco; e la Sala delle Segrete.
Il primo locale sorge nell’area dove si erge una parte del Bastione eretto nel 1568, durante la dominazione spagnola, ed è contraddistinto da un camminamento che conduce al Palazzo Vice regio, frequentemente attraversato dai Dragoni con i loro cavalli per arrivare dal re.
Segue la sala della Ciambella così chiamata per la presenza nel nucleo centrale, di una cavità esplorata dagli archeologi, formata da altri livelli sottostanti. Sulla sinistra è possibile ammirare le aperture dove venivano inseriti i cannoni per difendersi dagli attacchi nemici, mentre sulla destra si apre un passaggio segreto anticamente percorso dai cavalli carichi di cannoni e munizioni.
Altro ambiente da visitare è dedicato alla Corona per la presenza di un affresco collocabile intorno alla metà del Seicento, realizzato con la matita sanguigna, raffigurante questo prezioso oggetto, oltre ad una nave.
Il percorso di visita prosegue nella sala dell’Arco, così chiamata per la presenza al suo interno di un arco in tufo di origine spagnola, lateralmente decorato da due sporgenze note come capitelli.
L’ultimo ambiente situato a 30 metri sotto il livello regolare della struttura, porta l’appellativo “delle segrete”, perché veniva utilizzato per custodivi armamenti e materiali esplosivi, come testimonia la presenza di tre aperture verso l’esterno appositamente cerate in caso di esplosioni.
La sala è caratterizzata da sei archi di cui quattro piemontesi, e due spagnoli – aragonesi, nonché conserva delle incisioni lungo i muri raffiguranti dei simboli riconducibili al linguaggio segreto della popolazione che occupava a quei tempi il ghetto.
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