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Archeologia
Villaggio Nuragico di Serra Orrios | Complesso dell'Arvu e Dolmen di Motorra | Nuraghe Mannu
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Complesso dell'Arvu e Dolmen di Motorra   
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Il complesso archeologico dell’Arvu situato a poca distanza dal centro abitato di Dorgali, sorge lungo le pendici del Monte Bardia, nel nucleo centrale del golfo di Orosei, e deve la sua rinascita ai lavori di scavo eseguiti nel 1927 ad opera dell’archeologo Antonio Taramelli.
Il villaggio nuragico si compone di circa cento capanne disposte a distanza regolare l’una dall’altra,
e di un corpo di fabbrica di dimensioni maggiori assimilato dagli archeologi alla capanna della riunioni, sviluppato su un impianto di forma circolare, con ingresso strombato che conduce in un ambiente ricco di testimonianze storiche, in particolare un focolare circolare delimitato da lastre a coltello, un doppio sedile che corre intorno al perimetro murario, e tre nicchie aperte lungo le pareti.
Le capanne anch’esse di forma circolare, furono realizzate con l’impiego di blocchi di calcare, e massi di trachite disposti su filari regolari, accessibili mediante un ingresso orientato a Sud, che immetteva negli ambienti interni, di cui almeno uno accoglieva lungo il perimetro murario un bancone sedile interrotto nel tratto opposto all'ingresso da un focolare delimitato da pietre.
La presenza di capanne sviluppate su impianto rettangolare, e realizzate con pietre di piccole dimensioni unite tra loro con malta di fango, testimonia la frequentazione del sito archeologico ancora in epoca romana.
Lungo la strada statale 125 in direzione Orosei, lasciandoci alle spalle il centro abitato di Dorgali, si snoda una stradina sterrata che conduce al dolmen Motorra situato su un altopiano basaltico, le cui radici storiche risalgono al lontanissimo 2100 a.C., periodo corrispondente all’Età del Rame, anche se non mancano manufatti ceramici attribuiti alla cultura di Ozieri sviluppatasi nel Neolitico recente.
La costruzione funeraria sviluppata su un impianto planimetrico del tipo “a corridoio”, venne realizzata con l’impiego di otto pietra in basalto disposte in circolo, sormontate da una lastra di copertura, irregolarmente circolare.
L’ambiente sepolcrale interno di forma poligonale è accessibile attraverso un ingresso orientato a Sud-Sud/Ovest, che introduce in un corridoio originariamente composto da quattro ortostati, e tre lastre di copertura.
La sepoltura è delimitata da un doppio anello di lastre di pietre infisse a coltello, tali da formare un ellisse, impiegate per sorreggere il tumulo di terra e pietrame che ricopriva la tomba.
I reperti archeologici riportati alla luce nel corso delle campagne di scavo, consistono in: due perline in calcedonio; un amuleto in osso a forma di testina umana ; un "brassard" a tre fori in arenaria; ed una serie di ceramiche riconducibili alla cultura Bonnanaro.

 
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