Portale Italia
icona_it.gif icona_en.gif
US:  
PW:  
Entra
 
    Sardegna --> Nuoro --> Dorgali    
Archeologia
Villaggio Nuragico di Serra Orrios | Complesso dell'Arvu e Dolmen di Motorra | Nuraghe Mannu
Nuova Pagina
Villaggio Nuragico di Serra Orrios   
------------------------------

Il villaggio di Serra Orrios il più importante centro religioso della Dorgali preistorica, dal cui centro abitato dista 10 km. , sorge su una base basaltica dell'altopiano del Gollei, nelle Baronie, e deve la sua rinascita ai lavori di scavo eseguiti tra il 1936 e il 1938 a cura di Doro Levi, allora soprintendente alle opere d'arte e alle antichità della Sardegna, cui seguirono nel 1961 gli intereventi di restauro condotti da Guglielmo Maetzke, e dal 1986 fino ai giorni nostri le attività di sistemazione e catalogazione a cura di Maria Ausilia Fadda
La data certa di costruzione di questo meraviglioso sito archeologico ci è fornita dal massiccio quantitativo di manufatti ceramici collocabili tra le fasi finali del Bronzo antico e il Bronzo Medio Il complesso archeologico comprende un villaggio di circa settanta capanne, due caratteristici tempietti a megaron ciascuno delimitato da un recinto sacro, e due sepolture megalitiche.
L’ingresso al villaggio si identifica con l'ampio recinto delle feste dove venivano accolti pellegrini, ospiti e viandanti, e luogo in cui quasi certamente, accoglieva riti e feste religiose come testimonia la presenza del primo tempietto a megaron, con varco di accesso architravato, preceduto da un vestibolo delimitato da due muri ricurvi.
Sul lato destro del recinto in esame, ma in posizione esterna a quest’ultimo, si ergono i resti del basamento di un sacello rettangolare, preceduto da un piccolo vestibolo quadrangolare fornito di bancone-sedile, e di un focolare al centro del pavimento.
Un secondo sacello si erge all'interno di un recinto sviluppato su un impianto rettangolare irregolare, a Sud-Est del villaggio, contraddistinto da un patio con ingresso che conduce in un piccolo ambiente semicircolare scavato nella roccia naturale, realizzato con l’impiego di massi basaltici disposti su filari regolari.
La cella del tempio è preceduta da un vestibolo, che conduce in un vano trapezoidale con pavimentazione lastricata dove si sviluppa un bancone-sedile.
Il complesso archeologico comprende anche un agglomerato urbano di circa 70 capanne, e i resti di quella che secondo gli storici era la capanna delle riunioni sviluppata su un impianto un po’ schiacciato introdotto da un vestibolo delimitato da due muri ricurvi, che introduce nella camera principale costruita con l’impiego di ortostati sormontati da filari di pietre, lungo il cui perimetro si snoda un sedile-bancone.
Le capanne del villaggio organizzate in sei complessi, denominate insulae, servite anche da pozzi-cisterna e pozzetti raccordati a condotte per l'acqua, presentano un impianto circolare realizzato con l’impiego di pietre di basalto a secco disposte su filari irregolari.
I manufatti, riportati alla luce durante le campagne di scavo, documentano la diversità delle attività svolte nonché la difformità del tenore di vita.
Il ritrovamento di una matrice di fusione in pietra grigia testimonia lo sviluppo dell’industria metallurgica, grazie alla quale si poté forgiare punte di lancia, molle con ghiera di bronzo, pugnali, asce, scalpelli, spilloni, e bracciali ad ellisse aperta decorati ad incisione con motivi geometrici.
Peculiare anche la scoperta tra le maceria di tre lisciatoi di steatite impiegati nella lavorazione delle pelli, oltre che una quantità di macine di pietra utilizzati nell’agricoltura e nell’industria molitoria, e il ritrovamento all’interno di una capanna, di, una giara contenente del grano.
A questi oggetti di autentico valore storico e artistico se ne aggiungono molti altri a testimonianza delle attività domestiche, in particolare fornelli, lucerne, vasi, recipienti per impastare il pane, ziri per la conserva delle provviste, ciotole, tazze, tegami, pentole, mestoli, coperchi, e pesi da telaio con annesse fusaiole impiegati nella filatura e tessitura della lana.
Alla sfera del sacro è da attribuirsi un piccolo “betile” fallico di pietra riportato alla luce nel 1986, alto 21 cm. , a sezione circolare irregolare, con dorso incavato e parte anteriore convessa, di cui la parte superiore mostra il glande, e una scanalatura che indica l'apertura uretrale.

 
Modifica Pagina
 
 
Aggiungi Allegato
Regioni Italiane
 
 
 

© byITALY.org Tutti i diritti riservati - All rigths reserved - Privacy