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Chiese
Chiesa di Nostra Signora di Mesumundu | Chiesa di Santa Maria del Regno
Archeologia
Necropoli di Sos Furrighesos
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Chiesa di Nostra Signora di Mesumundu   
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La chiesa romanica di Nostra Signora di Mesumundu conosciuta anche con l’appellativo Madonna delle Rose, è situata a pochi metri dall’abitato di Anela, e deve le sue origini al Vescovo di Castro, Attone, già Monaco Camaldolese, committente dei lavori a maestranze toscane.
Consacrato il 13 maggio del 1162, l’edificio sacro venne donato l’anno seguente ai Camaldolesi come attesta una pergamena rinvenuta durante i lavori di restauro,sotto le mura dell’altare,insieme a una crocetta d’argento contenente reliquie.
La chiesa della Madonna delle Rose, si ipotizza non fosse affiancata da un vero e proprio convento, piuttosto da una residenza di monaci, i quali si stanziarono sull’isola fino al XIV-XV secolo.
Il prospetto principale del complesso religioso deve il suo attuale aspetto architettonico ai lavori di rifacimento eseguiti nel 1977, eccetto le facciate laterali, ciascuna occupata da tre monofore con strombo liscio, leggermente archiacute, e l’abside orientata a Nord-Est riconducibili alla costruzione romanica.
Il prospetto laterale destro ospita anche un portale con architrave, sormontato da un arco di scarico a sesto rialzato.
L’interno della chiesa si compone di una sola navata realizzata in conci ben squadrati di pietra tufacea locale, disposti su filari regolari, coperta da capriate lignee.
La zona absidale sovrastata da una volta a semicatino, è rialzata di due gradini rispetto all’aula riservata ai fedeli, ed è introdotta da un arco trionfale impostato su due semplici capitelli.
Tra le opere artistiche citiamo una copia della statua lignea policroma della Beata Vergine delle Rose risalente al XVI secolo, di cui l’originale è custodita nella parrocchiale di San Giorgio di Anela, una statua lignea di San Francesco d'Assisi in stucco policromo, collocabile intorno al XVII secolo; nonché i resti di affreschi medioevali, forse dovuti ad artista fiorentino.

 
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