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Chiese
Basilica della Santissima Trinità di Saccargia
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Basilica della Santissima Trinità di Saccargia   
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La basilica romanica della Santissima Trinità di Saccargia situata non molto distante dal centro abitato di Codrongianos, venne costruita tra il 1112 e il 1116 su commissione del giudice di Torres, a ridosso delle rovine di un preesistente monastero, ed affidata ai monaci camaldolesi.
Consacrata alla presenza delle più importanti autorità ecclesiastiche della Sardegna, la costruzione della chiesa venne portata a termine ad opera di maestranze Pisane, alle quali si deve il completamento della navata e della facciata ampliata e ingentilita con la realizzazione del portico e della torre campanaria.
Al 1384 risale l’arrivo dell’abate commendatario, pronto a condurre l’attività ecclesiastica, abbandonata nello stesso anno dai monaci camaldolesi.
Attualmente del complesso religioso si possono ammirare i resti del monastero, e lo splendido gioiello di arte medioevale, che è la chiesa.
Il toponimo Saccargia è stato oggetto di molti studi, al temine dei quali sono state addotte una serie di teorie, che si vanno ad accostare alla leggenda popolare, seconda la quale la parola deriverebbe da "vacca vargia" che significa “vacca dal pelo maculato”, pronunciato in dialetto "sa baccarza", divenuto con il tempo “sa ‘accarza", poi trasformato in Saccargia.
Il tutto nasce da un antico episodio che vede protagonista una mucca pezzata che ogni giorno si recava nei pressi del convento per donare il proprio latte ai frati del convento, nonché soleva inginocchiarsi sul dorso, in atteggiamento di preghiera, proprio nel luogo in cui ora sorge la chiesa; non a caso uno dei capitelli del portico aperto lungo il prospetto principale reca scolpita l’immagine della giovenca.
Secondo la tesi dello storico Spano, invece, il vocabolo in questione ha origini fenice, e deriva dal termine “sachar” che significa “luogo chiuso”, in riferimento alla vallata delimitata da rocce vulcaniche nel quale si erge la basilica.
In ultimo, ricordiamo quanto documentato nel “Libellus Judicum Turritanorum”, a proposito della fondazione della chiesa della Santissima Trinità di Saccargia, attribuita al giudice Costantino I de Lacon Gunale e a sua moglie Marcusa come ex voto.
La tecnica costruttiva impiegata per la realizzazione dell’edificio religioso si caratterizzata sia internamente che esternamente, per l’alternanza di filari in scuro basalto e in calcare bianco.
Il prospetto principale accoglie un portico con tetto a capanna, e sette archi a tutto sesto di cui tre frontali sorretti da bianche colonne con capitelli decorati da quattro figure alate di aspetto mostruoso, e quattro aperti lungo i lati corti, due su ciascun fianco, poggianti su pilastri e semipilastri addossati al muro di facciata.
Delle quattro cornici dei pilastri, tre presentano una decorazione formata da foglie ritorte, mentre la quarta ha scolpiti dei buoi accovacciati.
Peculiari anche i decori delle ghiere dei tre archi in facciata comprendenti un fregio fitomorfo, con al centro animali di ogni genere.
La sezione superiore della facciata sovrastante il tetto del portico, accoglie una teoria di cinque archi a tutto sesto sorretti da scure colonnine che hanno base capitello, decorato con foglie d'acqua, in bianco calcare; da ammirare la bifora con colonnine in nera trachite inserita nell’arcata centrale.
Le arcate alle estremità sono decorate da un oculo con bacino ceramico rosso, e doppia cornice, di cui quella interna a denti di sega bianchi su fondo nero, mentre la cornice esterna ha denti di sega neri su fondo bianco.
Una seconda teoria di cinque arcate sovrasta quella precedente, identica in ogni sua parte, ad eccezione dell’apertura cruciforme sormontata da una piastrella smaltata dai colori bianca, rossa e verde.
Il prospetto a nord è decorato da ventiquattro arcate a tutto sesto e due monofore centinate a doppio rombo.
Spostando lo sguardo verso la zona absidale l’attenzione viene rapita dalla torre campanaria a canna quadrata divisa in tre ordini, di cui il primo ospita una sola monofora a sud e due feritoie nella facciata principale; mentre il secondo ed il ordine accolgono una trifora per lato.
Alle spalle del campanile si sviluppa il transetto, con prospetto posteriore contraddistinto da tre absidi, di cui quella centrale è decorata da una teoria di quattordici archetti poggianti su mensole gradonate.
Sovrasta il transetto la facciata posteriore impreziosita da una sequenza di dodici arcatelle a tutto sesto con al centro una luce cruciforme.
L’interno della basilica di Saccargia, si sviluppa su un impianto a croce commissa, con una sola navata coperta da volte a crociera realizzati in scura trachite.
Alla destra dell’ingresso, si ergono due colonne appartenenti all’originaria costruzione, e capitello decorato con quattro mostre alati; segue una parte della sinopia identificata con la figura di san Gavino, e un pulpito ligneo di recente fattura.
Alla sinistra dell’ingresso, mentre, in direzione del presbiterio, oltre alle scale lignee che conducono ai vari piani del campanile, si osservi una testina in marmo che la tradizione vuole rappresenti il volto del giudice Costantino, fondatore dell’abbazia di Saccargia.
Il percorso di visita prosegue nei due bracci dei transetti preceduti da altrettanti archi a tutto sesto in bianco calcare, dove in ognuna si apre una cappella coperta da volte a crociera.
Segue l’abside centrale interamente decorata da un affresco in cui troneggia, in alto, la figura del Cristo in mandorla, che con la mano destra benedice, mentre con l’altra regge un libro aperto, circondato da serafini a sei ali, e quattro grandi figure, rappresentanti sicuramente arcangeli, con le vesti riccamente decorate.
La sezione inferiore dell’affresco è occupata dalle figure dei tredici Apostoli e della Madonna orante; il tutto termina in basso con la successione delle scene della vita di Cristo “dall’Ultima Cena” al “Bacio di Giuda”, dalla “Crocifissione al “Seppellimento” fino ad arrivare alla raffigurazione della “Discesa agli Inferi”.

 
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