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Palazzo Ducale di Sassari   
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Il palazzo Ducale di Sassari sorge nel centro storico dell’omonimo centro abitato, nei pressi del Duomo, ed affonda le sue origini nel lontano 1775, anno in cui don Antonio Manca marchese di Mores, Signore di Usini, divenuto Duca dell'Asinara ne commissionò la costruzione all'ingegnere piemontese Carlo Valino, che si servì di maestranze lombarde.
Ultimato nel 1805, l’edificio non fu mai abitato dal duca Antonio Manca, perché il destino volle che la sua morte sopraggiungesse proprio in quello stesso anno.
Il primo residente dell’imponente e grandiosa architettura fu Don Vincenzo Manca, nipote del Duca A. Manca, cui subentrò nel possesso dapprima la Prefettura e l’Amministrazione Provinciale, dopodiché nel 1878, l’Amministrazione Comunale, i cui uffici sono tutt’oggi ospitati tra le sale del palazzo.
Pensata per rafforzare il ruolo predominante del casato nei confronti dei nuovi ceti emergenti ed in particolare della "colonia" di mercanti genovesi che controllava il commercio degli alimenti e del bestiame, la costruzione si erge sul sito dove il duca dell'Asinara, Antonio Manca, possedeva già altre abitazioni, andate appositamente distrutte per fare spazio al nuovo suntuoso edificio.
L’impianto strutturale presenta esternamente un prospetto in pietra calcarea locale, contraddistinto verticalmente da lesene, ed orizzontalmente da fasce marcapiano lungo le quali corrono le finestre dalle diverse fattezze; in particolare, quelle del piano sopraelevato sono architravate; le finestre del piano seminterrato hanno una forma quadrata; le aperture in corrispondenza del piano nobile si contraddistinguono per la presenza timpani semicircolari e triangolari, mentre, quelle del dell'ultimo piano sono incorniciate da un motivo di gusto rococò.
Nel nucleo centrale della facciata fa bella mostra di sé uno splendido balcone, aggiungo nel 1908 dall’allora Amministrazione Comunale, mentre sul coronamento corre un recinto balaustrato decorato da doccioni che convogliano l’acqua piovana del terrazzo sovrastante.
Da notare di fronte al palazzo, l’antica carrozzeria del Duca, originariamente utilizzata per la rimessa delle carrozze, che si caratterizza per l'ampio portale sovrastato dallo stemma della famiglia dei Manca col distico: "HOC QUOD MANCA CADENS MANCUM MORIENDO RELIQUIT, MANCA VIRENS DESTRUM REDDIT ALTER OPOS".
La costruzione sviluppata su tre piani, non ha subito sostanziali modificazioni nel corso dei due secoli, mentre le successive utilizzazioni hanno portato ad una trasformazione dell’interno.
Fino al 1900, anno di acquisto del palazzo da parte del Comune di Sassari, lo stabile accoglieva ancora un’antica cappella rotonda con altare, dove il cappellano celebrava la messa, ed il duca e la famiglia l'ascoltavano dalla tribuna, che comunicava con gli appartamenti del piano nobile.
All’originaria struttura apparteneva inoltre, un giardino con alberi di aranci e di limoni, con al centro un pozzo circolare impreziosito dalla statua del dio Bacco, e dai quattro busti di marmo raffiguranti il sole, la luna, la stella e la cometa, oggi ospitati nel vestibolo.
Oltrepassato il portale d’ingresso principale, si entra in un atrio settecentesco, dove sono accolti quattro busti raffiguranti il Re Vittorio Emanuele II, Camillo Benso Conte di Cavour, Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, oltre a due stemmi cinquecenteschi che raffigurano rispettivamente una torre, e le armi di Spagna.
Una scala a due rampe, attraversata nel mezzo da un corridoio che conduce al cortile interno, conduce ai piani superiori, dove si aprono ampie sale tra cui il sontuoso salone dei ricevimenti, oggi aula consiliare, e sala della
giunta, impreziosita da due dipinti del XVII secolo, raffiguranti rispettivamente, San Gavino e il Miracolo dell'arrivo della Madonna a Betlem.
Il palazzo ducale oltre ad ospitare gli uffici dell’amministrazione Comunale, accoglie una Pinacoteca accogliente una serie di riproduzioni di ritratti di maestri italiani fra cui, il pittore fiorentino Carlo Dolci. La stessa galleria venne dipinta a guazzo dal pittore Michele Angelo Landi ed arricchita da cornici intagliate.
Al febbraio 1995, risale la scoperta, in occasione di un intervento di rifacimento strutturale, di alcuni ambienti, collocabili tra la fine del 1500 ed il secolo successivo, originariamente adibiti a magazzino e a cisterna ed in seguito obliterati con materiali dello stesso periodo.












 
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