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Archeologia
Santuario Nuragico di Serra Niedda | Villaggio Medioevale di Geridu | Area Archeologica di Santa Filitica
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Villaggio Medioevale di Geridu   
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Il villaggio medioevale di Geridu sorge a pochi chilometri di distanza dal centro abitato di Sorso e deve la sua rinascita ai lavori di scavo eseguiti a partire dagli anni Ottanta e protratti sino al 1995, a cura dell''Università di Sassari, ed in particolare del docente Marco Milanese.
Del sito archeologico se ne ha notizia a partire dal XII secolo in alcune fonti scritte liguri e toscane, sino ad arrivare ai documenti aragonesi redatti tra la metà del XIV e la metà del XVII secolo.
Il villaggio di Geridu amministrativamente inserito nella Curatoria di Romangia, insieme ai paesi di Sorso, Sennori, Gennor, Taniga e Uruspe, iniziò a subire il fenomeno dell’emigrazioni a partire dalla seconda metà del XIV secolo, e sino alla sua completa estinzione nei primi decenni del XVI secolo, quasi certamente causato da una forte pressione fiscale da parte di Sassari e degli Aragonesi, oltre che dalle pestilenze e dalle guerriglie.
Durante il periodo Medioevale il villaggio era inserito nella rete di traffici commerciali che interessavano la Sardegna nord occidentale e utilizzavano come scalo il porto di Torres, come attesta il ritrovamento di ceramiche prodotte in varie zone del Mediterraneo occidentale, in particolare la Spagna, la Liguria, la Toscana, l’Italia meridionale, e il nord Africa.
Naturalmente l’attività principale dei mercanti che salpavano i mar Mediterraneo, era finalizzata esclusivamente al trasporto del grano, del miele, del vino e dell’olio, per cui la ceramica, ritrovata in tutti gli scavi, veniva nascosta tra le stive delle navi per essere celata ai controlli.
Le leggende sul villaggio di Geridu, ed in particolare i racconti del cronista De Castro vissuto nel XV secolo, ci dipingono un luogo meraviglioso, contraddistinto dalla presenza di un tempio dedicato ad Apollo, di un anfiteatro, di un bosco sacro noto come Helicem, di numerose torri, e di una cinta muraria.
Nella prima metà del Quattrocento l’area venne utilizzata come cava di materiale da costruzione per mano degli abitanti delle zone limitrofe, danneggiando un così importante patrimonio storico.
Le ricerche archeologiche condotte sul sito hanno fornito importanti indicazioni circa la topografia del villaggio, con l'identificazione di aree artigianali, e dei materiali impiegati per la costruzione dei corpi di fabbrica e degli arredi interni.
Gli studi sono stati indirizzati anche verso la ricostruzione del quadro della vita domestica del periodo Medioevale e della vita economica e sociale; molti sono stati gli oggetti di uso quotidiano riportati alla luce, si pensi alle pentole, ai tegami, e alle brocche.
Le abitazioni venivano costruite con l’impiego di pietra calcarea e argilla per la realizzazione delle murature, tegole sorrette da robuste travi di legno per la messa in opera dei tetti, terra battuta per la pavimentazione, al centro della quale si ergeva un palo di legno che puntellava il trave maestro del della copertura.
L’area archeologica comprende anche la chiesa di Sant’Andrea con il vicino cimitero ed grande edificio privilegiato rinvenuto durante gli scavi archeologici condotti nel 1999.

 
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