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Archeologia
Abbazia di Nostra Signora di Paulis
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Abbazia di Nostra Signora di Paulis   
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L’abbazia di Nostra Signora di Paulis situata nel territorio compreso tra i comuni di Uri e Ittiri, sorge lungo il tracciato di un’antica strada romana, conosciuta come "s'istrada de sos Padres", in quanto collegava il tempio sacro in questione, con la chiesa di Santa Maria di Corte in territorio di Sindia.
Costruito in una zona paludosa, da cui deriva il toponimo Paludis o Padulis, l’edificio religioso risale al 1205 come attesta l’atto di donazione redatto in forma pubblica e solenne del giudice di Torres, Comita II, a favore dell’abbazia di Chiaravalle, diretta dai Benedettini cistercensi.
La donazione per causa pia era sostenuta dai benefici che il giudice si attendeva dall’opera dei Cistercensi nelle terre da lui donate per un rinnovamento dei settori agrari e zootecnici, e per la fondazione di un monastero.
Il complesso abbaziale di Santa Maria di Paulis, ridotto a rudere, si componeva del chiostro e della chiesa, impiantate secondo il modulo ad quadratum cistercense, e realizzate da maestranze appartenenti all’ordine religioso, seppur con qualche adattamento nel corso dei secoli da parte dei costruttori locali.
L’architettura della chiesa non si discosta da precedenti costruzioni romaniche contraddistinte da interni poco slanciati e inadeguatamente illuminati, ed interni privi di decorazioni e artisticamente grevi.
I paramenti murari si compongono di blocchi di pietra disposti su filari irregolari di diversa natura compositiva, in particolare pietra da taglio nelle centinature degli archi, trachite rosata nei pilastri, pietra tufacea nelle volte, e infine ardesia a lastre ottagonali per la realizzazione della copertura a due spioventi dell’abside.
L’interno della chiesa si sviluppa su un impianto a croce latina “commissa” diviso in tre navate scandite da due file di otto pilastri rettangolari su ciascun lato, e con una sola abside quadrata in corrispondenza della navata maggiore, di cui rappresenta la continuazione.
Nella campata tra la navata centrale ed il transetto gli archi sono sorretti da due paraste quadrate attigue ai pilastri di incrocio.
La copertura delle navate, dell’absidale, e del transetto era costituita da volte a botte, differentemente da quanto avviene lungo i bracci del transetto dove sono ospitate due cappelle coperte da volte a sesto ribassato.
L’interno del tempio sacro era illuminato da lunghe monofore, aperte a distanze irregolari lungo la superficie curva dell’imposta della volta della navata centrale, alle quali si affiancano due monofore absidali strombate e modanate con centine sghembe irregolari.
Peculiari anche le sette mensole poste a sostegno degli archi doubleaux del padiglione
occidentale, impreziosite da motivi fitomorfi.
Il corredo decorativo dell’abbazia di Santa Maria de Paulis non è omogeneo e coerente come testimonia la compresenza di elementi di provata tradizione cistercense, ed ornamenti di ispirazione
araba, quali le colonnine tortili sovrastate da arcatelle a tutto sesto, scolpite nei conci del chiostro.
Dell’antico complesso abbaziale oltre ai resti della chiesa, comprendenti l’abside quadrata, l’ultima campata della navata centrale che conduce nell’abside, una sezione del muro perimetrale del transetto, sei arcate della navata centrale, parte del muro sovrastante da cui ha inizio la volta in cui si aprono le monofore e, infine, una sezione del muro perimetrale della navata laterale destra, si conservano anche i ruderi del chiostro dove si aprivano gli ambienti canonici della polis monastica. Dell’impianto originario situato a Nord dell’edificio religioso, si custodisce il pilastro angolare, al quale sono appoggiate le colonne con capitelli sui quali gravano le arcate, sorrette da colonnine binate; visibili anche i conci sovrastanti le arcate, sui quali sono scolpiti gli archetti che poggiano
su colonnine a torciglione.
Da ricordare il concio rettangolare scolpito situato nella convergenza degli archi delle due monofore dell’abside, decorato da una croce greca a doppio uncino, sorretta da un motivo fitomorfo, identificato con un giglio.

 
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