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Cinta Muraria dell'Antica Città Greca di Akragas   
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Le fortificazioni dell’antica città greca di Akragas, sin dalla seconda metà del VI secolo a.C., furono continuamente ampliate ed integrate per ragioni di difesa, garantita anche e soprattutto dalla morfologia naturale del sito sul quale si ergeva l’abitato, caratterizzato da una piattaforma calcarenitica, con confini naturali contraddistinti da alti costoni rocciosi inespugnabili.
La cinta muraria realizzata tra il VI e il V secolo a.C., presenta blocchi a forma di parallelepipedo in calcarenite, della quale si conserva un lungo perimetro di circa 12 km, riportato alla luce durante le campagne di scavo.
A nord svettano le due colline denominate rispettivamente Rupe Atenea (351 metri di altezza) e Colle di Girgenti (326 metri di altezza); ad est e ad ovest le mura seguono i margini delle vallate percorse dai fiumi Akragas e Hypsas; mentre a sud del sito si snoda la Collina dei Templi.
Il percorso originario della cinta muraria presenta nove porte d’ingresso alla città, delle quali se ne possono ammirare solo quattro:
-La Porta I, ubicata a sud-est della Rupe Atenea, fu eretta tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. per la difesa di una zona facilmente attaccabile data la presenza, nel costone roccioso, di un profondo vallone.
L’opera fortificata presentava un possente muro di sbarramento rafforzato lateralmente da torri e da un baluardo a tenaglia, realizzato in corrispondenza dell'insenatura naturale del vallone, a sua volta contraddistinto da due settori di mura che nel punto di congiunzione ad angolo acuto, formano un torrione di fortificazione.
-La Porta II denominata anche porta di Gela sorge all'interno di una spaccatura naturale del costone roccioso, e ad essa anticamente, faceva capo una delle strade più importanti dell'antica città che conduceva all'agorà.
Le pareti rocciose presentavano alla sommità delle piccole nicchie intonacate entro cui erano inserite delle tavolette votive, mentre il piano inferiore ospitava delle fosse, e resti di focolari sicuramente utilizzati per lo svolgimento dei culti di consacrazione delle fortificazioni.
-La Porta III eretta ad ovest del Tempio di Giunone, versa oggi in pessime condizioni a seguito non solo delle continue trasformazioni apportate nel corso degli anni, ma anche per il franamento di una parte del costone roccioso, a questo si aggiunge l’intervento eseguito per la realizzazione delle sepolture paleocristiane e bizantine, e per la costruzione di una cisterna.
Rispetto alla linea delle fortificazioni, la porta fu costruita in una rientranza obliqua, ed era attraversata da una carreggiata stradale.
Al IV secolo a.C. risale la realizzazione di un torrione rettangolare, di cui si conserva una parte del crollo dell'elevato.
-La Porta IV costruita sul lato meridionale delle fortificazioni dell’antica città greca di Akragas, era percorsa da una carreggiata stradale, di cui si conservano i solchi nella roccia, ed era difesa sul lato occidentale da un torrione rettangolare, e da due torri di piccole dimensioni.
Ad ovest della porta sorgevano un piccolo tempio eretto per la consacrazione dell'apparato difensivo, ed un pozzo che conduceva ad una galleria sotterranea contraddistinta da due cunicoli, di cui uno sfocia a Nord nella “piscina" risalente al V secolo a.C., mentre l’altro conduce a Sud, fuori dalla cinta muraria.
Le mura riconducibili a due differenti periodi storici vale a dire il VI secolo a.C., e la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C., sono formati da blocchi a forma di parallelepipedo in calcarenite locale perfettamente squadrati.
La cinta muraria fu distrutta dai cartaginesi nel 406 a.C., e su di essa si procedette alla realizzazione di edifici, destinati ad attività artigianali, come testimonia il ritrovamento di oggetti in ceramica, in ottemperanza al divieto di ricostruzione delle fortificazioni, così come stabilito dal trattato intervenuto tra Dionisio I e i Cartaginesi.
Seguirono intorno alla seconda metà del IV secolo a.C. dei lavori di ricostruzione, commissionati da Timoleonte.


 
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