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Sito Archeologico di Sabucina   
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Il sito archeologico di Sabucina situato a circa 10 chilometri da Caltanissetta, sorge su un’altura a controllo della valle del fiume Salso, l’antico Imera, e delle più importanti vie di penetrazione militare e commerciale dirette verso il territorio più interno che coincide con l’area della Sikania.
Popolata sin dall’età del Bronzo Antico vale a dire dal XXII al XVI secolo a.C., e sino all’età romana, l’area archeologica di Sabucina è stata esplorata per la prima volta tra il 1955 e il 1956 da D. Adamesteanu, e in ogni caso le indagini sistematiche si sono susseguite a partire dal 1962 ad opera di P. Orlandini, che riportò alla luce il villaggio capannicolo della facies di Pantalica Nord, e i resti di insediamenti dell’età indigena e greca.
Seguirono le campagne di scavo condotte tra il 1976 e il 1979 da E. De Miro e Graziella Fiorentini, con la diretta partecipazione di Rosanna Mollo Mezzena, e quelle eseguite tra il 1991 e il 1996 finalizzate alla conoscenza delle fasi di occupazione dell’abitato dirette da R. Panvini, al quale si devono anche gli ultimi ritrovamenti rinvenuti tra il 2003 e il 2004.
La visita al sito di Sabucina ha inizio nell’antiquarium iconografico, allestito dalla Dott.ssa Congiu, grazie al quale è possibile venire a conoscenza del territorio circostante, sia attraverso foto aeree, sia con le ricostruzioni degli insediamenti via succedutisi.
I primi villaggi eretti tra il XIII il XII secolo a.C. , erano caratterizzati da capanne dalla semplice forma circolare, composte da un’orditura lignea sorretta da pali infissi in fori circolari ricavati nella roccia, coperta da frasche, strame e altri elementi vegetali, legati con argilla cruda; a queste erano collegati ipogei scavati nella roccia, utilizzati dapprima come ricovero per animali, e successivamente come depositi o luoghi di sepoltura.
Tra il XII e il X secolo a.C., si procedette alla costruzione di capanne a pianta circolare solo in parte incassate nella roccia, delimitate da strutture di pietrame a secco, mentre quelle risalenti alla fase precedente continuarono ad essere usate per la lavorazione del metallo o della ceramica.
Il periodo compreso tra il XI e il X secolo a.C., è contraddistinto dalla nascita di un unico complesso abitativo con impianto rettangolare, suddiviso in due vani contigui ma non comunicanti delimitati da muri in pietrame.
Il villaggio subì nel periodo del bronzo vale a dire intorno alla fine del X secolo a.C. una violenta distruzione, ma nonostante ciò gli abitanti continuarono a vivere e a lavorare seppure in modeste abitazioni.
Tra l'VIII ed il VII sec. a.C. un nuovo insediamento occupò la vetta e le pendici dell'altura dando vita ad un abitato caratterizzato da piccole abitazioni di forma sub-rettangolare, o ad angoli arrotondati, delle quali alcune realizzate all’interno della roccia, mentre altre costruite con strutture murarie di pietrame.
A questo peridio risale la trasformazione delle tombe a grotticella risalenti al periodo preistorico, in sepolture, visibili sulle pendici meridionali della collina, e a sud della strada di accesso all’area archeologica.
Il primo complesso sacro del sito archeologico situato all’estremità occidentale dell’area sacra a Sud del muro di fortificazione presenta una forma circolare tipico delle capanne con portichetto trapezoidale antistante, cella circolare, e pronao irregolare aperto ad est.
Il secondo complesso sacro, mentre, ubicato nel punto di intersezione delle strade che raggiungono le pendici della collina, si pensa fosse destinato al culto delle divinità ctonie, e comprende un edificio a pianta rettangolare allungata, contraddistinto da una banchina in mattoni crudi con rialzi cilindrici cavi, un sacello circolare di cui si conserva i resti di un portichetto irregolare con due colonne con capitello dorico ed echino ottagonale; qui è stato riportato alla luce il noto modellino di tempietto fittile in antis, custodito presso il Museo Archeologico di Caltanissetta.
L’area comprende anche un sacello a pianta rettangolare eretto tra la metà del VI e la metà del V secolo a.C. al centro del quale si ergeva un altare, e al quale successivamente fu aggiunto un cortiletto di forma irregolare, delimitato da due muri di pietrame, e un latro edificio identificato come un luogo di riunione.
Dal VII al IV secolo a.C. l’abitato subì delle notevoli trasformazioni, frutto delle influenze da parte dei coloni rodio-cretesi di Gela, come testimonia la presenza di ceramica corinzia e la costruzione di un nuovo insediamento abitativo realizzato sulla sommità della montagna intorno alla metà del VI secolo a.C., protetto da un muro di fortificazione nel quale si aprivano torri semicircolari.
Le case presentavano un impianto rettangolare con ambienti disposti lungo i lati del cortile nel quale vi era spesso una cisterna per l’approvvigionamento idrico.
L’abitato così organizzato verso la metà del V secolo a.C. fu distrutto da Ducezio, in occasione di una rivolta da lui pianificata contro i Greci.
Seguì intorno alla seconda metà del V secolo a.C. una fase di ricostruzione della città con annesso muro di fortificazione sviluppato in senso Est-Ovest caratterizzato da torri quadrangolari.
Esternamente alla cinta muraria si ergeva un quartiere artigianale disposto a semicerchio dov’era presente anche una fornace munita di condotti regolari a forma rettangolare, per la cottura dei vasi.
A questo periodo risalgono abitazioni di forma rettangolare con ambienti disposti attorno ad un cortile lastricato, tutte orientate perpendicolarmente al muro di cinta.
Abbandonata verso la fine del V secolo a.C., la città deve la sua rinascita a Timoleonte, che fece venire dalla Grecia nuovi coloni, costruttori di nuovi edifici e restauratori delle vecchie abitazioni.
Al IV secolo a.C. risale la realizzazione sulla sommità della collina di un nuovo quartiere caratterizzato da case tipicamente greche disposte in modo ortogonale rispetto al muro di cinta, con ambienti dotati di focolari o piccoli forni.
Le necropoli disposte all’esterno del centro abitato comprendono un gruppo di tombe a grotticella, risalenti al periodo preistorico, riadattate in epoca greca con l’inserimento all’ingresso, degli stipiti e dell’architrave.
Sul pendio occidentale sono state riportate alla luce delle tombe di età arcaica a fossa, alcune delle quali chiuse da lastre di pietra, altre ricoperte da tegole poste in piano, eccetto una rivestita da blocchetti di pietra.
Le sepolture orientate in senso Est-Ovest risalgono ad un periodo compreso tra la fine del VI e il terzo venticinquennio del V secolo a.C. , e presentano corredi funerari caratterizzati da vasi attici associati a ceramica di produzione indigena.

 
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