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Castello Ursino di Catania   
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Il castello Ursino situato nel nucleo centrale della Piazza Federico di Svevia a Catania, venne costruito su commissione dello stesso imperatore federiciano tra il 1239 ed il 1250, come simbolo dell'autorità e del potere imperiale svevo.
Prima dell’eruzione vulcanica del 1669, in seguito alla quale il litorale costiero si estese per centinaia di metri, la fortezza era delimitata dal mare, difesa da un fossato con ponte levatoio, e collegata alla città da un istmo; da qui quasi certamente nasce la denominazione Castrum Sinus che significa castello del golfo, da cui deriva l’attuale terminologia “Ursino”.
Realizzato su progetto dell'architetto Riccardo da Lentini, il castello nel 1295 ospitò la riunione del Parlamento Siciliano in occasione della quale venne destituito Giacomo II, e al contempo fu eletto nelle vesti di re di Sicilia, Federico III, nonché nel 1347 assistette alla firma del trattato di Pace tra Giovanni di Randazzo e Giovanna d’Angiò.
Il castello dimora reale dei sovrani del casato Aragona di Sicilia, accolse tutti i sovrani aragonesi a partire da Federico III, fino ad arrivare alla regina Bianca d'Evreux, sposa di Martino I di Sicilia.
Al termine dell’evento storico a tutti noto come i Vespri Siciliani, il maniero divenne dapprima la residenza di Maria di Sicilia, rapita nel 1392 da Guglielmo Raimondo Moncada, e successivamente corte del regno presieduta da Martino I di Sicilia.
Il 25 maggio del 1416 Alfonso il Magnanimo organizzò nella sala dei Parlamenti una riunione alla quale parteciparono i baroni e i prelati dell’isola per il giuramento di fedeltà al Sovrano, mentre nel 1434 vi firmò l'atto con cui concedeva la fondazione dell’Università degli Studi di Catania.
Nel 1460 il castello accolse tra le sue mura la riunione del primo Parlamento del periodo aragonese-castigliano presieduto dal viceré Giovanni Lopes Ximenes de Urrea.
Al XVI risale la costruzione del bastione di San Giorgio in pietra lavica dell’Etna, per volere di Carlo V di Spagna, e su progetto dell'architetto Antonio Ferramolino.
La decadenza della struttura fortificata ebbe inizio l’11 Marzo 1669, quando si verificò la più impressionante eruzione dell’Etna di epoca storica, che colmò il fossato, coprì i bastioni e spostò per alcune centinaia di metri anche la linea di costa.
A questo tragico evento ne seguì un secondo di eguale proporzione, ossia il terremoto del 1693 che fortunatamente non distrusse totalmente la fortezza, anche se ne compromise il suo ruolo militare.
Al termine dei lavori di restauro, il castello continuò ad ospitare le guarnigioni militari fino al 1838, anno in cui il governo borbonico iniziò i lavori di rifacimento al termine dei quali l'originaria struttura sveva risultava occultata dalle nuove costruzioni.
Attualmente ospita la sede del Museo Civico di Catania dove sono esposti più di ottomila reperti archeologici provenienti dalle città e dai territori di Catania.
La fortezza presenta un impianto quadrangolare difeso da quattro torri angolari cilindriche e quattro torri semicilindriche poste lungo i lati di cui se ne conservano solamente due.
Il prospetto principale situato a nord della struttura, accoglie l’ingresso con arco a sesto acuto sovrastato dallo stemma raffigurante l’aquila sveva che cattura una lepre, mentre il prospetto a sud che fino al 1669 era lambito dalle onde del mar Ionio, ospita una serie di finestre ed un secondo portone che immetteva sul cammino che raggiungeva il mare.
Oltrepassato l’ingresso principale si giunge nel cortile centrale di forma quadrata circondato da quattro sale a loro volta affiancate da altrettanti ambienti di dimensioni minori, raggiungibili dall’interno delle torri angolari; tra una sala e l’altra dipartono tre arcate, coperte da volte a crociera costolonate sorrette da semicolonne con capitelli ornati a foglie.
Nel cortile si possono ammirare anche sarcofagi, colonne, frammenti architettonici e obelischi che provengono dai monumenti di Catania antica, e in particolare i centinaia di graffiti che ricoprono i muri del cortile interno, incisi dai prigionieri ivi rinchiusi durante il lungo periodo in cui il castello era utilizzato come prigione.
Al periodo rinascimentale risale la realizzazione della meravigliosa scala esterna in stile gotico-catalano che diparte dal cortile interno.
Il castello presentava originariamente al pianoterra quattro ali edilizie con ambienti a pianta rettangolare coperti da tre volte a crociera, e quattro stanze quadrate, anch'esse coperte da volte crociere, tutt’ora visibile nell'ala settentrionale.

 
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