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Il Cimitero Monumentale di Messina noto anche Gran Camposanto fu commissionato dall’Amministrazione Comunale della città e realizzato in una zona collinare ad ovest della strada che conduce a Catania, ai margini dell’abitato.
Il bando, infatti, richiedeva ai progettisti di attenersi ad un preciso regolamento nella scelta del sito dove erigere il cimitero che doveva essere distante circa un quarto di miglio dal centro urbano, e alla legge sanitaria dell' 8 giugno 1865, che disponeva la costruzione dei cimiteri, e al contempo vietava tassativamente la tumulazione delle salme dentro le Chiese.
Il progetto scelto dall’Amministrazione fu quello dell’architetto Leone Savoja coadiuvato da altri architetti e da una equipe di scultori, scalpellini e fabbri.
I lavori di costruzione dell’opera grandiosa iniziarono nel 1865 e terminarono nel 1872, anno della sua inaugurazione, in occasione della quale si procedette alla tumulazione dei resti mortali dello storico e letterato Giuseppe La Farina.
Oltrepassato l’ingresso principale del cimitero si staglia davanti agli occhi del visitatore il meraviglioso capolavoro dei giardinieri locali, che con meticolosità si prendono cura delle aiuole
artisticamente composte da bellissimi fiori che danno vita alla raffigurazione di una Croce affiancata dalla rappresentazione dell'emblema della pace, e dallo stemma della città accompagnato dalla frase "Orate Pro Defunctis".
I giardini sono decorati da meravigliosi monumenti di cui citiamo: il monumento Vaccarino, opera di Rosario Genitore; il monumento Saccà-Blanck di Benedetto d'Amore; il monumento a Eugenia Morgana Coletta realizzato da Diego Gambadoro; la statua raffigurante Giovanna Pirrotta Valenti , opera di Giovanni Scarfì; il monumento in memoria delle Guardie di Finanza cadute nel terremoto del 1908 di Vito Pardo; l’obelisco in onore delle guardie di città vittime del sisma , opera di Giovanni Belardinelli; la stele funeraria della famiglia De Leo-Cardia realizzata da Torè Calabrò; e il monumento ai caduti dei cantieri Gondrand, opera di Ovidio Sutera.
Seguendo il viale di destra che conduce al Famedio, possiamo ammirare cappelle moderne che si alternano a monumenti funerari collocabili tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, tra cui: il monumento a Russo di Francesco Finocchiaro; il monumento alla famiglia Bellamacina-Briguglio, opera della famiglia Schipilliti; il monumento funebre denominato “La suonatrice di violino” eretto in onore di Concettina Costa, ad opera di Giuseppe Munaò; i mezzibusti a Chirico Cardillo, e a Domenico Cambria eseguiti da Giovanni Scarfì; l’opera scultorea nota come “l'Allegoria del Silenzio” situata sul monumento Cutugno, opera di Giovanni Scarfì; il monumento di Leone Savoja dello scultore Giuseppe Gangeri; e il monumento Patti-Raffa di Gregorio Zappalà.
Qui si snoda una scaletta che conduce ai sotterranei del Famedio dove sono sepolti uomini illustri della Messina di fine Ottocento, ossia Giuseppe e Silvestro La Farina, Felice Bisazza, Giuseppe Seguenza, Antonio Catara Lettieri, Gaetano La Corte Callier, Giuseppe Natoli, Riccardo Mitchell, e molti altri.
Segue la visita alla Galleria sinistra del Famedio, rimasta incompiuta per la morte di Leone Savoja, dove si conservano: il monumento a Silvestro La farina di Saro Zagari; il monumento al sindaco Giacomo Natoli, opera di Salvatore Buemi; il monumento al banchiere Patrizio Rizzotti di Giovanni Scarfì; e il monumento in onore di Luigi Pellegrino realizzato da Giuseppe Gangeri.
Sotto le arcate del Famedio si ergono altri tre monumenti: l'Italia addolorata in onore di Luigi Natoli, opera di Lio Gangeri; il genio della civiltà in memoria di Giuseppe La Farina, realizzato da Gregorio Zappalà; e il gruppo scultore degli angeli a Felice Bisazza, opera di Gaetano Russo.
Da qui è possibile raggiungere attraverso una scalinata la Galleria d'arte moderna di Messina, dove si possono ammirare altri grandiosi monumneti.
Dalla base del Famedio in direzione destra si apre un viale che raggiunge il monumento al Savoja, e continua fino al monumento al poeta Vann'Antò realizzato da Carmelo Cappello; sulla sinistra si ergono il monumento a Tanino Villari di Torè Calabrò, il monumento ai Trombetta, opera di Giuseppe Gangeri, il monumento in onore di Giovanni Noè realizzato da Rosario Genitore, e il monumento a Ettore Castronovo.
Al contrario, dalla base del Famedio imboccando il viale a sinistra, tra molti altri monumenti, si raggiunge il Cenobio in stile neogotico, opera dell'architetto Giacomo Fiore, caratterizzato da una guglia elicoidale.
Tutt’intorno possono ammirare: il monumento a Vollaro, a Saya, e a D'Andrea, opere di G. Scarfì; il monumento a Francesco Tricomi di Carmelo Gatto; il monumento alla famiglia di monsignor D'Arrigo realizzato da Giuseppe Gangeri; i monumenti ai coniugi Alessi-Attanasio, a Marco Miceli Puglisi e ad Antonino Miceli, opere di Gaetano Russo; il monumento alla famiglia Cacopardo eseguito da Mauro Rutelli; i monumenti a Francesco Miceli Ainis, e a Saro Zagari, di Gregorio Zappalà; il monumento a Nicola Arena Ainis, di Vincenzo Minasi; il monumento a Edoardo Lo Mundo, opera di Lio Gangeri; il monumento a Matilde Peirce di Gaspare Barbera; e il monumento ad Antonio Alessi realizzato dall’artista Turillo Sindoni.
Da non perdere la visita al Cimitero degli Inglesi, con ingresso sul lato San Cosimo, sovrastato da una lapide che commemora la visita del Re Giorgio V, della Regina Mary, e dei Principi Giorgio e Maria Vittoria del 5 aprile 1925.
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