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Castello Maniace di Ortigia   
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Il castello Maniace situato sulla punta estrema dell’isola di Ortigia, deve il suo nome al generale bizantino Giorgio Maniace, che nel 1038 riconquistò la città dagli Arabi, e commissionò la costruzione della struttura fortificata, successivamente trasformata da Federico II, ad opera dell’architetto Riccardo da Lentini.
Costruito nelle forme attuali tra il 1232 e 1240, il castello per tutto il XV secolo ospitò una prigione, mentre a partire dalla fine del XVI secolo, divenne un punto nodale della cinta muraria, realizzata su progetto dell’ingegnere militare Ferramolino.
Ricostruita dopo la violenta esplosione del 1704, avvenuta nella polveriera, la fortezza venne munita di bocche da cannone, e nel 1838 dotata di una casamatta su commissione dei borbonici di Ferdinando.
Consegnato al Regno di Savoia ed utilizzato fino alla seconda guerra mondiale come deposito di materiale militare, il castello rivestì nella storia un’importante funzione strategica consistente nel rendersi visibile da ogni parte del mare, non solo a coloro che commerciavano con i siracusani, ma anche ai nemici.
Nel 1321 la struttura fortificata ospitò il Parlamento siciliano convocato da Federico III di Aragona, mentre nel periodo in cui la città fu sede della Camera Reginale vale a dire dal 1305 al 1536, accolse le Regine Costanza d'Aragona e Navarra, Maria d’Aragona, Bianca d’Aragona, e Germana de Foix.
Il castello presenta un impianto quadrato con quattro torrioni cilindrici angolari, accessibile mediate una un ponte di pietra realizzato a sostituzione dell’antico ponte levatoio sovrastante un fossato di acqua di mare.
L’interno presenta una sala scandita da colonne con cinque campate su ciascun lato, disposte intorno ad un atrio ad impluvio, coperta da volte a crociera sorrette da venti semicolonne, di cui sei disposte lungo i lati, e quattro agli angoli; quindici finestre situate lungo le pareti e una ampia finestra a mare aperta lungo il lato ovest, illumina a giorno l’interno dell’atrio.
Imponenti le quattro torri angolari raggiungibili mediante altrettante porte con arco acuto, il cui interno era preceduto da un vestibolo con scala a chiocciola che raggiunge un piano terrazzato da dove si domina tutto il Porto Grande di Siracusa.
Lungo i vestiboli si possono ammirare raffigurazioni in pietra di un’aquila, di un volto umano, di un giudice, di un giovane servo contorto nello sforzo di togliersi una spina dal piede sinistro e di alcuni "ignudi".
La facciata della fortezza stretta tra i quattro torrioni composti da blocchi di pietra lavorata alla perfezione, come se vi avessero prestato il proprio lavoro dei magnifici scalpellini.
Il Grande Portale a nord della struttura si apre su un'ogiva cordonata decorata da marmi, e presenta un arcosolio strombato a tre gradini nonché una cornice a foglie d’acanto che circonda l'arco.
Il prospetto accoglie anche i resti di quattro protomi leonine, gli abachi di due capitelli, e altrettante mensole, decorate fino al 1448 da due arieti in bronzo di età classica, di cui uno è conservato al Museo Nazionale di Palermo.
La facciata est del castello ospita una finestra di notevoli dimensioni realizzata durante il periodo svevo.
Oggi grazie agli interventi di restauro la fortezza è nuovamente visitabile ed ospita la sede di spettacoli dell'Ortigia Festival.






 
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