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Duomo di Siracusa   
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Il duomo di Siracusa situato sull’isola di Ortigia, dove si sviluppa l’intero centro storico della città siciliana, fu costruito nelle forme attuali a partire dal VII secolo, sulle fondamenta di un antico tempio dorico dedicato ad Athena risalente al V secolo a.C., opera del tiranno Gelone.
La struttura architettonica del tempio si componeva di quattordici colonne scanalate sui lati lunghi, e sei sui lati brevi, con pronao e opistrodomo dotati di due colonne, il tutto realizzato con liscio calcare locale rivestito di un sottile strato di stucco dipinto.
Il tempio preceduto da uno stilobate a tre gradini, presentava in facciata una ricca trabeazione formata da triglifi e metope lisce, con cornice composta da gocciolatoi a testa leonina in marmo greco.
Gli storici affermano che l’entrata all’edificio sacro presentasse un gigantesco scudo dorato, simbolo della città, nonché sul tetto accogliesse una statua di Atena; a questo si aggiungono le ricchezze interne, come le porte della cella con intagli di avorio e chiodi d’oro, pitture della battaglia equestre di Agatocle, e una galleria di ventisette ritratti di re e tiranni di Siracusa.
I primi lavori di trasformazione dell’antico edificio sacro in una basilica paleocristiana, risalgono al periodo bizantino, e ad opera del Vescovo di Siracusa, Zosimo, committente della realizzazione di una struttura religiosa dedicata alla Natività di Maria, divisa in tre navate, di cui quelle laterali vennero coperte da volte a botte, mentre quella centrale presentava un soffitto ligneo, ciascuna con abside, ricavate chiudendo le colonne del peristilio con una cinta muraria, ed aprendo in ciascun lato della cella otto archi.
Naturalmente ciò comportò la distruzione del muro del pronaos e dell’opistodomo, e il rovesciamento dell’orientamento del prospetto da est ad ovest.
Nell’878 durante l’occupazione araba, la cattedrale fu trasformata per volere di Allah in una moschea, anche se la sua fama di vittoria terminò nel 1039 con l’arrivo del re normanno Ruggero, che restituì la chiesa al culto della madre di Dio.
A questo periodo risalgono i lavori di innalzamento dei muri della navata centrale, apertura delle finestre strombate con vetrate nei muri bizantini, e splendida decorazione musiva commissionata del vescovo Riccardo Palmeretrate.
La fama e lo splendore ottenuti dalla cattedrale nel corso del tempo, svanirono nel 1693, anno in cui un violento terremoto distrusse gran parte della struttura, in particolare la facciata, il campanile,e le absidi laterali.
La ricostruzione della chiesa fu compiuta tra il 1728 e il 1753 ad opera dell’architetto Andrea Palma, al quale si deve la progettazione della meravigliosa facciata barocca decorata da grandi colonne tortili ornate da motivi vegetali, che delimitano i tre ingessi, e preziose statue raffiguranti la Vergine del Piliere, Santa Lucia, e San Marziano, opere dello scultore Ignazio Marabitti.
Il portale d’ingresso è sovrastato da una grande aquila reale, voluta dal vescovo Requisens, mentre nell’arco è posto il blasone del vescovo Marini; precede il tutto uno splendido sacrato realizzato nel 1918, contraddistinto da una scalinata, impreziosita alle estremità da due statue marmoree adagiate su altrettanti pilastri, che rappresentano S. Pietro e S. Paolo, opera di Ignazio Marabitti.
Oltrepassato il vestibolo decorato da colonne tortili si accede all’interno della cattedrale caratterizzato da un impianto a croce latina, diviso in tre navate, e presbiterio con altare maggiore che ha per mensa un blocco dell’architrave dell’antico tempio, sovrastata da una tela della Natività della Vergine, opera di Giovanni Vermexio.
Lungo le navate laterali si aprono splendide cappelle adornate da preziose opere artistiche, tra cui citiamo: la cappella del Battistero (navata destra) con fonte battesimale formato da un vaso marmoreo di epoca ellenistica decorato da leoni in bronzo risalenti al XIII secolo; la cappella di Santa Lucia (navata destra) realizzata ne XVIII secolo, con altare decorato da un paliotto argenteo di Decio Furnò sovrastati da una nicchia contenente il simulacro argenteo di Santa Lucia, opera di Pietro Rizzo; la cappella del Sacramento (navata destra) con impianto poligonale e volta a botte affrescata dall’artista Agostino Scilla, completa il tutto un ciborio settecentesco del Vanvitelli; la cappella del Crocefisso (navata destra) edificata nel XVII secolo su commissione del vescovo Fortezza, ospita una tela raffigurante San Zosimo, opera di Antonello da Messina.

 
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