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Museo Whitaker di Mothia
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Antiche Aree Industriali dell'Isola di Mozia   
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A nord del santuario di Cappidazzu nei pressi della costa settentrionale ed orientale dell'isola sono stati riportati alla luce i resti di alcuni impianti destinati alla produzione e alla lavorazione della ceramica risalente al VI secolo a.C. con evidenti interventi ristrutturativi del V secolo a.C. .
Distrutto nel 397 a.C. durante l'assedio siracusano, l’edificio con struttura bipartita era accessibile dal lato sud attraverso uno spazio scoperto caratterizzato dalla presenza di un piccolo forno all'angolo sud-ovest, e da un grande recipiente inserito nel pavimento accanto al quale si apriva anche un pozzo quadrangolare scavato nella roccia.
A sud-est del complesso edilizio era sistemato un forno più grande, con impianto a forma polilobata, dove è stato rinvenuto un bacino in pietra con becco di scolo, utilizzato per la lavorazione dell'argilla, e più a nord un antico pozzo.
Ad est della struttura è stato rinvenuto un pozzo circolare scavato nella roccia, dove veniva raccolto mediante condutture fittili, l'acqua piovana dalle mura cittadine; segue un pozzo quadrangolare in muratura rivestito di stucco e ricoperto di sabbia silicea finissima.
A sud si apre uno spazio aperto pavimentato in acciottolato, comprendente i resti di un tratto di muratura con pietre irregolari legate con argilla.
In quest’area nel 1979 è stata riportata alla luce la statua marmorea nota come il "Giovane di Mozia", conservata nel museo del parco archeologico, nonché un capitello del tipo cosiddetto proto eolico.
Nella parte orientale dell’area produttiva è collocato un secondo complesso industriale caratterizzato da due ambienti in uno dei quali è stata rinvenuta una vasca rettangolare in pietra con resti di bruciato e scorie metalliche, riferibile ad un impianto per la lavorazione del metallo.
A sud della necropoli arcaica si erge una seconda area industriale un tempo utilizzata per la tintura e probabilmente anche per la concia delle pelli.
All’interno di questa superficie dalla forma quasi quadrata furono scavate nella roccia circa venti fosse ellittiche e profonde, con pareti inclinate rivestite di argilla cruda.
In diversi punti dell’area industriale sono stati riportati alla luce resti di molluschi marini, che fornivano la materia prima per la tintura di color porpora.
All’estremità meridionale del complesso si ergono i resti di due forni di forma ellittica, probabilmente utiizzati per la produzione di vasi.

 
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