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Maschio Angioino

Il simbolo della città di Napoli è sicuramente il Maschio Angioino, il cui nome originale è Castel Nuovo, oggi sede della Società napoletana di storia patria e dell’istituto per la storia del risorgimento italiano.
Situato in piazza Municipio, il castello venne edificato tra il 1279 e il 1282 su commissione del Re Carlo I d’Angiò, e su progetto dell'architetto Pierre de Chaule.
Con la morte di Carlo I, la reggia passò al nuovo re Carlo II lo Zoppo, al quale si devono i lavori di ampliamento e le decorazioni interne.
Dato il legame tra la Santa Sede e la casa d’Angiò, nel 1294 all’interno della sala maggiore del Maschio Angioino ci furono due importanti episodi storici vale a dire l’abdicazione di papa Celestino V dal trono pontificio, e l’elevazione alla dignità papale di Benedetto Caetani, noto come Bonifacio VIII.
Nel 1309 grazie al nuovo re Roberto il Saggio, la struttura divenne un importante centro di cultura, basti pensare che qui furono ospitati i letterati Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, nonché artisti come Giotto.
Nel 1399 il castello ospitò il re Ladislao I, a cui successe nel 1414 la sorella Giovanna II, ultima sovrana angioina.
Nel 1443 ascese al trono Alfonso d'Aragona, al quale si devono i lavori di ristrutturazione della fortezza finalizzati a conferirle l’attuale aspetto.
Realizzata dall’architetto Guillén Sagrera, la struttura difensiva presenta cinque torri rotonde, delle quali quattro ingloba le precedenti angioine a pianta quadrata e l'arco trionfale di Francesco Laurana.
Con la caduta degli Aragonesi, il regno di Napoli venne annesso alla corona di Spagna per volere di Ferdinando il Cattolico, e trasformato in vicereame.
Durante questo periodo, il castello perse la sua funzione di residenza reale, diventando un presidio militare.
Nel 1734 salì al trono di Napoli Carlo di Borbone, che fece di Castel Nuovo il simbolo della storia e della grandezza di città partenopea.
Il castello a pianta trapezoidale presenta cinque grandi torri cilindriche con basamento a scarpata, coronate da merli su beccatelli, di cui quelle situate nei pressi dell'ingresso sono denominate le torri di San Giorgio, di Mezzo e di Guardia, mentre le due rivolte verso il mare sono conosciute con l nome di torre dell'Oro e torre di Beverello.
Tra le torri di Mezzo e di Guardia si trova l’arco di trionfo in marmo, eretto per celebrare l'ingresso del re Alfonso a Napoli; l’arco inferiore delimitato da colonne corinzie binate, è decorato da rilievi che raffigurano Alfonso tra i congiunti, i capitani e i grandi ufficiali del regno, e il Trionfo di Alfonso, mentre il secondo arco fiancheggiato ai lati da colonne ioniche binate, ospita sull'attico le statue raffiguranti le quattro virtù, ossia la Temperanza, la Giustizia, la Fortezza e la Magnanimità, a loro volta sormontate da un timpano semicircolare sul quale svettano le statue rappresentanti le Figure di fiumi e San Michele.
Il solo elemento che si conserva del castello trecentesco è la cappella Palatina conosciuta anche come chiesa di San Sebastiano nonché come chiesa di Santa Barbara, caratterizzata da un portale decorato da rilievi e un rosone; internamente, invece, presenta alte finestre gotiche, frammenti di affreschi realizzati da Maso di Banco e un ciborio.
Sul lato sinistro della chiesa si conserva una scala a chiocciola che conduce alla sala dei Baroni, così chiamata perché nel 1487 Ferrante I d'Aragona vi invitò alcuni baroni con l’inganno che avrebbero preso parte alle nozze della nipote, ma in realtà essi avendo congiurato verso di lui furono arrestati e poi dati in pasto ai coccodrilli.
La sala dei Baroni realizzata da Guglielmo Sagrera, è coperta da una volta ottagonale sorretta da strombature angolari e munita di costoloni; da ammirare il camino sormontato da due palchi per musicisti, il marmoreo portale bifronte, opera di Domenico Gagini, e due bassorilievi raffiguranti rispettivamente il corteo trionfale di Alfonso d'Aragona, e l’ingresso del Re nel castello.
Pregevole è anche il pavimento decorato con maioliche.