Palazzo Reale
Il palazzo Reale di Napoli affacciato su Piazza del Plebiscito a Napoli, venne edificato nel 1600 su commissione del viceré conte di Lemos, e ad opera di Domenico Fontana
L’edificio dapprima residenza dei viceré spagnoli e austriaci, e poi della famiglia Borbone, dopo l'Unità d'Italia divenne la residenza dei sovrani di Casa Savoia.
Tra il 1806 e il 1815 il palazzo venne decorato e arredato per volere di Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte.
Seguì tra il 1838 e il 1858 un intenso intervento di restauro ad opera di Gaetano Genovese, al quale si deve anche la realizzazione dell’Ala delle Feste e la costruzione di una nuova facciata rivolta sul mare.
Al 1888 risalgono, invece, le gigantesche statue dei re di Napoli inserite all’interno delle nicchie esterne, la cui realizzazione fu voluta da Umberto I.
Dal 1925 ad oggi il palazzo accoglie la Biblioteca Nazionale.
La facciata accoglie nel livello inferiore un porticato caratterizzato da arcate chiuse, e nella parte superiore due ordini di finestre; alle estremità, mentre, presenta due arcate cieche sormontate da una terrazza.
Oltrepassata la porta d’ingresso, si accede al Cortile d'Onore decorata da una fontana ottocentesca con la statua della Fortuna, alla cui sinistra si aprono i Giardini mentre alla destra il Cortile delle Carrozze e il Cortile del Belvedere.
Peculiare per la sua bellezza è lo scalone d’Onore progettato da Francesco Antonio Picchiatti e decorato da Gaetano Genovese attraverso l’utilizzo di marmi bianchi e rosati, nonché trofei militari e bassorilievi allegorici.
Alla fine dello Scalone si giunge all’Ambulacro, circondato da vetrate ottocentesche.
Da visitare l’Appartamento Storico composto dalle le stanze reali, alcune delle quali ospitano opere d’arte.
Nella prima sala dell’appartamento conosciuta come il Teatrino di Corte venne allestita nel 1768 da Ferdinando Fuga, si conservano le dodici statue in cartapesta realizzate da Angelo Viva, e raffiguranti Apollo, Minerva, Mercurio e le nove Muse.
Segue la sala denominata l’Anticamera di Sua Maestà, un tempo utilizzata per le riunioni delle delegazioni diplomatiche; da ammirare il dipinto della volta di Francesco De Mura raffigurante “l'allegoria delle virtù di Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia”, nonché i due arazzi Gobelins affissi alle pareti.
La terza sala ospita una Ninfa alata realizzata da G. De Crescenzo.
La visita prosegue seconda Anticamera di Sua Maestà, la cui volta è decorata da un affresco raffigurante i Fasti di Alfonso il Magnanimo, fondatore del regno aragonese di Napoli, opera di Belisario Corenzio.
Segue la sala dove è ospitato un arazzo rappresentante il Ratto di Proserpina di Pietro Duranti.
Da non perdere la vistata alla sesta sala meglio conosciuta come la sala del Trono, dove un tempo il re riceveva tutti i suoi ospiti; qui è collocato il trono di legno dorato, i cui due braccioli sono decorati da altrettanti leoni.
Nella sala successiva vi è un ciclo di dipinti raffiguranti le Storie bibliche, opera di Giuditta di Tommaso de Vivo.
L’ottava stanza denominata salone degli Ambasciatori custodisce lungo la volta un affresco diviso in quattordici riquadri raffiguranti i fasti della Casa di Spagna, realizzato da Belisario Corenzio, Onofrio e Andrea de Lione.
Peculiari sono anche i dipinti della nona sala intitolata a Maria Cristina di Savoia, tra i quali citiamo La strage degli innocenti, opera di Andrea Vaccaro, e Andata al Calvario di Decio Tramontano.
Segue l'oratorio privato di Maria Cristina alle cui pareti vi sono dei bellissimi affreschi raffiguranti le Storie della Nascita di Cristo, eseguiti da Francesco Liani.
La stanza successiva è conosciuta come la sala del Gran Capitano, il cui soffitto venne dipinto intorno alla seconda metà del Seicento da Battistello Caracciolo, che raffigurò La conquista del Regno di Napoli compiuta da Consalvo di Cordova.
Pregevole è la sala dei Fiamminghi decorata da ritratti olandesi provenienti dalla Galleria Reale di Palazzo Francavilla a Chiaia; al suo interno sono anche custoditi un orologio musicale di Charles Clay, proveniente da Londra e una fioriera con gabbietta per uccelli donata dallo Zar Nicola I a Ferdinando I.
Segue lo studio del Re corrispondente alla tredicesima sala dell’Appartamento Storico del Palazzo Reale, arredato da mobili di stile impero provenienti da Parigi, e decorato lungo la volta da una tempera su intonaco raffigurante “Alfonso di Calabria libera Otranto dai Turchi”.
La quattordicesima sala espone dipinti del Seicento Napoletano, tra cui La favola di Orfeo che incanta gli animali e L'incontro di Rachele e Giacobbe, opera di Andrea Vaccaio, e la pala raffigurante San Gennaro invoca la fine della peste a Napoli, realizzata da Luca Giordano.
Pregevoli sono anche i dipinti della quindicesima sala raffiguranti i paesaggi dal Cinquecento all'Ottocento.
Da ammirare anche i dipinti raffiguranti alcune delle più importanti battaglie, opera dell’artista Luca Giordano, custoditi nell’omonima sala dell’Appartamento Storico.
La diciassettesima sala accoglie i dipinti raffiguranti gli sviluppi meridionali e romani della pittura del Seicento, mentre la diciottesima raccoglie i dipinti del Seicento emiliano provenienti dalla collezione Farnese.
Segue Sala delle Colonne, le cui pareti accolgono le incisioni eseguite da Tischbein e ispirate ai vasi greci di Lord Hamilton.
Da non perdere la visita al Salone d'Ercole decorato da arazzi raffiguranti Amore e Psiche, e alla ventitreesima sala dove sono ospitati i dipinti realizzati da Francesco Celebrano che raffigurano Le Stagioni.
Da ammirare anche la sala di Don Chisciotte, così chiamata perché qui sono esposti i bozzetti dipinti da pittori napoletani riguardanti le avventure del cavaliere della Mancha.
La sala della pittura di paesaggi napoletani dell'Ottocento, invece, accoglie i dipinti raffiguranti le feste del Regno, opera di Pasquale Mattei.
Peculiari sono anche gli arazzi della ventinovesima stanza del palazzo conosciuta come sala delle guardie del corpo, rappresentanti L'Aria, La Terra e L'Acqua.
La visita al palazzo Reale di Napoli continua nella cappella Reale dedicata all'Assunta, e realizzata intorno al XVII da Cosimo Fanzago.
Internamente è custodito il cassettonato in legno del Cammarano caratterizzato da bellissimi dipinti raffiguranti L'Eterno Padre tra Gesù Cristo, la Vergine e gli Evangelisti, gli angeli e i cherubini, le allegorie della Fede, della Speranza, della Religione e della Carità e gli Angeli festanti con rami di ulivo e palme.
Da ammirare l'altare barocco di Dionisio Lazzari, realizzato in bronzo dorato, e impreziosito da pietre dure, agate, lapislazzuli, onice, diaspri ed ametiste.