Piazza del Plebiscito
Piazza del Plebiscito a Napoli è così chiamata in onore del plebiscito che nel 1860 partecipò alla ratificazione dell’annessione di Napoli e di tutta l’Italia meridionale al Regno dei Savoia.
Originariamente la piazza accoglieva una serie di conventi, tra cui il monastero francescano di Santa Croce, demolito per permettere l’edificazione dell'attuale Palazzo di Salerno situato a sud dello spiazzo; il monastero del Santo Spirito demolito per la costruzione del Palazzo Reale, e il Convento di San Luigi un tempo situato nella parte centrale della piazza, poi distrutto per consentire la realizzazione dell’attuale piazza del Foro caratterizzata dal colonnato semiellittico caratterizzato da trentotto colonne di ordine dorico, voluto da Gioacchino Murat e realizzato su progetto di Leopoldo Laperuta.
La piazza cambiò aspetto all'inizio dell'Ottocento, durante il periodo napoleonico, quando su commissione dei monarchi francesi, furono demoliti quasi tutti gli edifici religiosi per fare posto ai palazzi di stato, collocati tutt’intorno all’emiciclo dorico in pietra lavica.
Il colonnato accoglie nella parte centrale la bellissima basilica di San Francesco di Paola, edificata tra il 1817 e il 1846 su commissione di Ferdinando I, e su progetto di Pietro Bianchi, che si ispirò al modello del Pantheon romano.
Da ammirare le statue equestri di Carlo III di Borbone e di Ferdinando I, erette rispettivamente da Antonio Canova, e da Antonio Calì, e collocate di fronte alla chiesa in una zona isolata della piazza.
Al 1963 risale la trasformazione di piazza Plebiscito in un parcheggio pubblico, realizzato per volere della giunta comunale al fine di contrastare l'incremento di autovetture in città; il deturpamento durò fino al 1994, anno in cui, in occasione del vertice dei G7, la giunta Bassolino decise di restituire dignità al monumento trasformandola in zona pedonale.