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Tempio del Divo Claudio

Il tempio del Divino Claudio situato sul colle Celio fu realizzato nel 54 su commissione di Agrippina Minore per suo marito, l'imperatore romano Claudio.
Danneggiato dall’incendio del 64, il tempio fu trasformato da Nerone in un ninfeo per la propria Domus Aurea, e collegandolo con l'Aqua Claudia tramite l'arcus Neroniani.
Dopo la morte di Nerone, il tempio fu ricostruito da Vespasiano.
La struttura orientata verso il Palatino, era sorretta da robusti muri di contenimento che sul lato meridionale raggiungevano i 15 metri, ed era situata a circa cinquanta metri sopra il livello del mare.
Il tempio raggiungibile solo dopo aver percorso una scalinata di accesso, era esastilo con un pronao di tre colonne di profondità, e quattro scalini di accesso al podio, nonché una cella senza colonne. Tutto ciò che oggi resta della struttura riguarda i quattro lati delle costruzioni, mentre nulla resta del tempio al di sopra.
Per quanto riguarda la facciata, quella occidentale era decorata in travertino, e presentava al livello inferiore delle arcate piane, mentre a livello superiore delle arcate curve; il tutto era rusticato e decorato in ordine dorico con capitelli di pilastro tra i due livelli.
Il lato settentrionale era caratterizzato da stanze a volta dove scorrevano delle tubature d'acqua, che formavano un fronte piano.
Il lato orientale, meglio conservato, presenta una grande parete in mattoni, decorata da nicchie rettangolari che si alternano a nicchie semicircolari.
Alle spalle di questa facciata vi sono dei corridoi a volta e delle stanze a pozzo.