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Tempio di Zeus Olimpio nella Valle dei Templi

Il tempio di Giove o Zeus Olimpico ridotto ora a povere vestigia, si erge nella meravigliosa Valle dei Templi ad Agrigento, e la storia vuole sia stato edificato ad opera degli agrigentini, dopo la vittoria conseguita sui Cartaginesi a Himera nel 480 a.C. , come offerta di ringraziamento a Zeus, anche se alcuni storici mettono in discussione questa datazione perché il progetto costruttivo dell’opera monumentale si discosta da quelli del tempio di Atena a Siracusa e del tempio di Himera, entrambi costruiti dopo il 480 a.C.; in ogni caso non si esclude che l'inizio dei lavori risalga al periodo in cui la città cadde sotto la tirannia di Terone, vale a dire tra il 488 e il 472 a.C..
Considerato per le sue proporzioni, uno dei più grandiosi dell'antichità, il tempio sostava su un basamento rettangolare (krepidoma) di cinque gradini, , di cui quello superiore, alto il doppio dei restanti, formava una specie di podio che separava l'altezza del tempio dall'ambiente circostante.
Al colonnato aperto si sostituì un muro di recinzione fortificato da semicolonne doriche, di cui sette sui lati corti, e quattordici su quelli lunghi, corrispondenti all’interno ad altrettanti pilastri rettangolari.
A metà altezza dello spazio tra le colonne dello pseudo – peristasi erano inseriti su una sorta di piedistallo costituito da una cornice continua, dei telamoni alti ben 7,65 metri, raffigurati con le gambe divaricate e le braccia ripiegate dietro la testa, sovrastati da una trabeazione decorata da una gigantomachia, raffigurante la presa di Troia.
L’interno del tempio era suddiviso in tre vani di cui quello centrale coincidente con la cella, era preceduto da un pronao, e seguito da un vano posteriore noto come opistodomo, delimitati da muri perimetrali scanditi da dodici pilastri sporgenti all'interno.
Il tempio di Zeus Olimpio, secondo quanto tramandato da Diodoro, rimase incompiuto a seguito della conquista da parte dei Cartaginesi.
Da ammirare all'angolo sud-est del tempio un piccolo edificio a due navate con pronao, doppia porta d'accesso ed altare antistante, e un sacello, a sua volta affiancato sul lato sud-ovest dai resti di una stoà del IV secolo a. C., con una vasca intonacata e cisterne.