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Castello di Pietrarossa a Caltanissetta

Il castello di Pietrarossa situato su un’altura della città di Caltanissetta deve il suo nome al color ocra dei mattoni che originariamente rivestivano le sue torri, realizzati in pietra di Sabucina.
Costruito nel IX secolo come risulta dai documenti a noi noti, il castello rappresentò nel Medioevo un importante centro strategico, inoltre alla fine del XI secolo accolse tra le sue mura la tomba della regina Adelasia, nipote del re Ruggero il Normanno, nonché nel 1378 ospitò un parlamento dei baroni siciliani riunitosi per nominare i quattro vicari che dovevano governare la Sicilia.
Al 1567 risale la forte scossa di terremoto che causò il crollo del castello di cui si conservano solamente i ruderi di due torri, ai piedi delle quali è stato realizzato il cimitero Angeli di Caltanissetta.
La leggenda però fa risalire le sue origini alla lontana dominazione araba, come costruzione per presidiare la valle del Salso, e come luogo prescelto dall’emiro di Palermo per custodirvi le sue donne pronte ad aspettarlo.
Ma questo episodio non è per nulla attendibile se si osserva la struttura del castello-fortezza, privo di giardini, fontane e ogni eventuale altro particolare che lo potesse in qualche modo accostare alle sembianze di un harem.
La sua funzione principale è sempre stata in ogni caso quella di difensiva del territorio dagli attacchi dei nemici, ad eccezione del periodo in cui Caltanissetta era dominata dalla famiglia Moncada, durante il quale venne destinato ad usi abitativi, e conseguentemente, data la sua scomodità utilizzato come prigione.
Dell’originaria struttura se ne conserva solamente una riproduzione pittorica cinquecentesca conservata presso i Musei Vaticani ma è chiaramente visibile il suo impianto contraddistinto da tre torri, delle quali una rappresentava la torre mastio, al di sotto della quale si aprivano i magazzini di frumento e zucchero, e una doppia cinta muraria risalenti al 1693; al suo interno, invece, vi era anche una cappella e i locali anticamente adibiti a carceri.