Anfiteatro Romano di Catania
L'anfiteatro romano di Catania situato in piazza Stesicoro fu edificato nella seconda metà del II secolo d.C., sul lato settentrionale dell’antica città siciliana, e a ridosso della collina Montevergine dalla quale era separato mediante un corridoio sormontato da grandi archi e volte che sostenevano le gradinate.
Realizzata secondo la tradizione nel periodo in cui il territorio era governato dagli imperatori Adriano e Antonino Pio, l’opera monumentale deve la sua non integrale conformazione all’eruzione vulcanica che si ebbe tra il 252 e il 253, nonché alle opere di spoglio che si ebbero nel corso dei secoli.
Nel V secolo il re degli Ostrogoti, Teodorico, utilizzò l’anfiteatro come cava di materiale da costruzione, mentre nell'XI secolo Ruggero II di Sicilia lo utilizzo per estrasse il materiale necessario per la edificazione della cattedrale di Sant'Agata.
La tradizione racconta che nel XIII secolo, durante la Guerra dei Vespri, gli ingressi del monumento romano furono utilizzati dagli Angioini per accedere alla città, e nel secolo successivo inglobati nella rete di fortificazioni erette nel 1302 per volere degli Aragonesi.
Durante il terremoto del 1693, la struttura venne sepolta e su di essa si realizzarono dapprima una piazza d'Armi, e successivamente una serie di abitazioni e una chiesa dedicata a San Biagio.
Della sua rinascita dobbiamo ringraziare l’amministrazione De Felice che nel 1904 commissionò i lavori di scavo dell’anfiteatro romano portati a termine nel 1907, grazie soprattutto all’impegno proficuo dell’architetto Filadelfo Fichera.
Inaugurato alla presenza del re Vittorio Emanuele III, il monumento conserva della sua originaria struttura solo un quarto dell'intero complesso architettonico, mentre la restante parte è interrata sotto le zone di Via Neve, Via Manzoni e Via Penninello.
Durante i bombardamenti del 1943, l’opera archeologica venne utilizzata come rifugio, e al termine della Seconda Guerra Mondiale abbandonata al suo triste destino, fino al 1997 anno di inizio dei lavori di ristrutturazione portati a termine nel 1999, anno della sua riapertura al pubblico.
L’anfiteatro presenta un impianto strutturale di forma ellittica, capace di ospitare ben quindicimila spettatori seduti e quasi il doppio sulle impalcature lignee, che assistevano ai combattimenti dei gladiatori, alle lotte tra uomini e animali feroci, e alle battaglie navali, in occasione delle quali l’arena veniva trasformata attraverso complessi meccanismi idraulici, in una piscina.
La cavea come del resto l’intera struttura fu costruita con l’impiego della pietra lavica dell’Etna alla quale si sovrapponeva la copertura marmorea, e comprendeva due ordini di arcate più un attico sui quali si aprivano trentadue ordini di posti a sedere distribuiti su quattordici gradinate.
Il perimetro esterno presenta grossi pilastri in “opus quadratum”, sui quali poggiano gli archi formati esternamente da mattoni rettangolari, mentre internamente in opera cementizia a grosse scaglie radiali.
Ricordiamo che nei giorni assolati o al contrario di pioggia la struttura veniva ricoperta da un telone in modo tale da consentire agli spettatori una serena visione dello spettacolo.
All’anfiteatro si accede mediante una porta di ferro di cui la parte superiore è impreziosita da archetti traforati, mentre quella inferiore è completamente priva di decorazioni, con stipiti formati da due colonne riportate alla luce nel 1906, sovrastate da un architrave.
Nei pressi di Piazza Stesicoro si trovano anche i resti di un piccolo odeon, anticamente frequentato da musicisti e danzatori, realizzato con l’impiego di pietra lavica.
La struttura presenta una cavea composta da diciotto muri lungo i quali si aprono cunei stretti e lunghi entro cui furono ricavati diciassette vani coperti, coperti da volte a botte sorrette da archi a tutto sesto con architravi in mattoni intervallati da pilastri.