Campanile di Giotto
Accanto alla Cattedrale di Santa Maria del Fiore si erge maestoso il campanile di Giotto, le cui fondazioni furono scavate nel 1298 sotto il controllo di Arnolfo di Cambio.
Nel 1334 subentrò Giotto di Bondone al quale si deve Giotto il rivestimento in marmi bianchi, verdi e rossi, e soprattutto il ciclo figurativo che decora il basamento del campanile.
Nel 1337, anno della morte di Giotto, successe Andrea Pisano che pur avendo già collaborato all'arredo decorativo del Campanile, proseguì i lavori ma con qualche modifica al disegno esterno, che prevedeva l'aggiunta di due lesene per faccia tra le quali avrebbe dovuto aprirsi una monofora.
Inoltre le due sale sovrapposte a quella al piano terra furono realizzate in modo tale che il loro peso fosse scaricato sulle volte della sala sottostante, con la conseguenza che la torre campanaria raggiunse gli 85 metri previsti.
Ad Andrea Pisano si devono anche le nicchie ogivali costruite per collocarvi un ciclo di sculture a tutto tondo.
Durante il periodo della Peste nera i lavori di edificazione del campanile furono interrotti, per essere ripresi poi successivamente ed essere conclusi nel 1359 ad opera di Francesco Talenti, che si impegnò ad organizzare l’edificio collocando ad ogni angolo quattro pilastri collegati da tramezzi di muro sui quali si aprono le finestre.
Francesco Talenti realizzò oltre ai tre piani, dei quali i più bassi presentano un motivo di bifore accoppiate, ma anche la cella campanaria aperta da trifore con timpano sovrastata piattaforma decorata da una balaustra.
Il campanile di Giotto ha una decorazione scultorea spettacolare frutto della bravura dei migliori scultori presenti a Firenze, tra i quali citiamo lo stesso Giotto, Andrea Pisano e Luca della Robbia.
I temi raffigurati nei bassorilievi del basamento oltre che rappresentare le scene legate al libro della Genesi o ancora al Ciclo dei Mesi, narrano le attività quotidiane dell’uomo come la lavorazione dei campi.