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Palazzo Pitti

Il Palazzo Pitti, situato nell’omonima piazza, ospita i seguenti musei: la Galleria Palatina; gli appartamenti monumentali, la Galleria d'arte moderna; il Museo degli argenti; la Galleria del costume, il Museo delle porcellane e il Museo delle carrozze.
La famiglia Pitti, rivale della famiglia dei Medici, incaricò Filippo Brunelleschi ad edificare una residenza che fosse più sfarzosa di quella eretta per Cosimo il Vecchio.
L’edificio ufficialmente realizzato a cura dell’architetto Luca Fancelli, allievo di Brunelleschi, si presenta nelle forme classicheggianti romane.
La facciata a bugnato accoglie sette finestre e un portone centrale che conduce ad un ampio cortile da cui si dipartono delle scale monumentali per i piani superiori.
La famiglia Pitti però ben presto dovette abbandonare il sogni a causa di difficoltà finanziarie, in ogni caso risedettero nel palazzo dal 1469 al 1472.
L’edificio fu così venduto a Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de' Medici, alla quale nel 1560 si deve il primo ampliamento ad opera di Bartolomeo Ammannati, autore del cortile a più piani che fece da scenografia a straordinari eventi e dello scalone monumentale che conduceva al piano nobile realizzato tra il 1558 e il 1570.
A questo periodo risale anche la costruzione delle ali posteriori del palazzo che si protendono verso il giardino sino ad includere il cortile e terminano con un corpo sovrastato da una terrazza sulla quale fu collocata anche la fontana del Carciofo, mentre nel cortile fu sistemata una grotta con concrezioni calcaree e statue di putti, denominata che nuotano nella vasca chiamata Grotta di Mosè.
Tra il 1618 e il 1631 venne realizzato l’ampliamento del palazzo sulla piazza ad opera di Giulio Parigi.
Diversi lavori furono eseguiti anche sotto il dominio dei Lorena, basti pensare alla sistemazione dei rondò di testata e alla costruzione della scala.
Con il ritiro dei Lorena, il palazzo Pitti passò alla Casa Savoia.